Pagina uno

LINK

Le Mappe

Home page

Chi siamo

Fotografie

Iniziative

Storie...

Esperienze



Link


Indirizzi


                                                 

Ambiente e vegetazione  in alta valle d’Egua                                               di Ermanno Comotti

 

 Situato alle pendici del gruppo montano geologicamente più giovane dell’intero continente europeo, quello delle Alpi Pennine, che comprende i massicci del Cervino, del Monte Bianco e del Monte Rosa, il territorio del comune di Carcoforo rappresenta all’interno della valle del torrente Egua  una progressione di ambienti fitoclimatici  differenti  nell’arco dei pochi chilometri che lo costituiscono, proprio a motivo dell’appartenenza del territorio ad un ambito montano caratterizzato da importanti escursioni altimetriche, tipiche delle zone geologiche più recenti e quindi meno degradate. Le catene montuose con pendii più ripidi e quindi mediamente più elevate,  hanno  subìto in modo meno rilevante quei processi di erosione dovuti sostanzialmente ad eventi climatici e temporali che invece nel corso delle ere geologiche hanno ammorbidito ed attenuate le asperità dei profili orografici meno elevati come possono essere quelli appenninici che chiudono a sud la valle padana .

Tali variazioni altimetriche passano dai 1.230 metri sul livello del mare delle Pianelle, passando dai 1.304 del Municipio, fino ad arrivare ai 2.798 metri del pizzo Quarazzola, la cima più alta e più aspra della zona, quindi più di 1.500 metri di dislivello nel raggio di  meno di 4 chilometri.

 Se si considera che , mediamente ogni 100 metri di dislivello la temperatura diminuisce di 1° C, si può intuire quanto possa differenziarsi il clima e quindi la vegetazione all’interno dell’intera zona.

                                       

    Un tempo tutto il territorio continentale era costituito da un’unica estensione forestale continua ed impenetrabile, la foresta planiziale, la cui costituzione vegetale variava in particolar modo in funzione di altitudine e latitudine. Di questa foresta originaria si può trovare in Piemonte un raro esempi superstite nel bosco  delle Sorti di Trino Vercellese od in alcune zone protette nei secoli da normative locali che ne hanno vincolato l’uso e soprattutto limitato l’abuso.

Da quei tempi lontani migliaia di anni, l’uomo ha sempre operato una profonda trasformazione del territorio forestale, prima con lo scopo di liberare aree da destinare alla coltivazione ed all’allevamento, quindi al fine di utilizzare il legname per costruire manufatti ed abitazioni.

Non ultime le vicende belliche conseguenti a dissennate politiche espansionistiche nel corso dei secoli hanno sempre determinato utilizzi eccezionali dello risorse forestali, sia per la costruzione di macchinari bellici e di navigazione, sia per i mantenimento e la sussistenza delle truppe in movimento. Tutti questi elementi hanno fatto sì che nel corso dei secoli, la foresta planiziale abbia subito profonde e sistematiche modificazioni sia nella sua costituzione varietale, sia nelle sue quantità. 

Sull’intero territorio nazionale, le principali formazioni arboree vengono schematicamente riunite in precise zone climatiche forestali. 

Si parte dal piano del Mediterraneo, il Lauretum, la classica macchia mediterranea che parte dalle zone rivierasche e si estende verso l’interno fino dove beneficia del clima mite e temperato.

E’ costituito da conifere come il pino domestico, il pino marittimo, il pino d’Aleppo ed il cipresso, mentre tra le latifoglie sono presenti querce come i lecci e le sughere, ontani, aceri campestri e bagolari, oltre ad arbusti come lentischi, filliree, terebinti e corbezzoli. 

Si passa poi al piano del Castagno, il Castanetum, che si estende fino alle pendici montuose, 500/600 metri di altitudine, comprendendo tutta la pianura padana nelle sue limitate zone boscate. In quest’areale ritroviamo tipicamente il castagno associato a varie specie di quercia, la farnia come esemplare maggiormente presente, il cerro, la rovere e la roverella, il farneto e il fragno. Quindi troviamo pioppi, aceri frassini e salici, oltre all’onnipresente  ed esotica robinia. Il maggior rappresentante delle conifere in questa zona è il pino silvestre.

  Salendo di altitudine ci affacciamo al piano del faggio, il Fagetum, che estende la sua presenza fino ai 1200/1400 metri, includendo così la parte più bassa del territorio comunale di Carcoforo. La tipica presenza del faggio (Fagus selvatica)

 che si alterna all’abete bianco (Abies alba) di sicura origine autoctona e la contemporanea esistenza di zone piantumate dall’uomo ad abete rosso

(Picea abies), importate per la rapidità della crescita rispetto ad altre essenze indigene, caratterizzano la maggior parte delle zone boscate che nel corso dei secoli sono state sfruttate in misura decisamente minore ai fini delle attività pastorali. Si tratta infatti delle zone più declivi e con esposizioni meno favorevoli, come quelle che si affacciano sulla sponda destra del torrente Egua e che dalla regione  sovrastante il campo sportivo, si estende fino a Ferrate mantenendosi  pressochè  costante fino alle alpi Gattè (1645 mt) e Colmetto (2003 mt), variando lungo il profilo altimetrico la proporzionale presenza delle specie prevalenti incrementando verso l’alto il numero di esemplari di abete bianco e di larici (Larix decidua)    

 e diminuendo quello dei faggi e degli abeti rossi.

  All’interno di questo piano che rappresenta una buona parte del territorio boscato comunale, la vegetazione arboreo-arbustiva annovera una serie di specie quantitativamente minori ma di pregevolmente tipica caratterizzazione montana, che comprendono l’acero di monte o sicomoro (Acer pseudoplatanus),

 

 

 

  dalla foglia palmata e dai caratteristici semi alati o samare; la colorazione gialla che assumono le foglie in autunno, creano, insieme al rosso delle foglie dei faggi ed al verde degli abeti, un suggestivo effetto policromatico.

Insieme al frassino (Fraxinus excelsior) ed all’ontano verde (Alnus viridis) detto localmente dross, i sicomori costituisce l’avanguardia pioniera nella colonizzazione dei pascoli abbandonati e non più utilizzati a causa della diminuzione delle attività pastorali sul territorio. E’ facile notare come il processo di riforestazione naturale dei pascoli abbandonati si manifesti con progressione lenta ma costante proprio a motivo della facile diffusibilità sul territorio delle sementi di queste piante e della loro frugalità nell’adattarsi ad un territorio spesso ambientalmente ostile.

  Sempre nel piano del fagetum nel mese di giugno, a dispetto del nome, un gradevolissimo alberello appartenente alla famiglia delle leguminose, il maggiociondolo (Laburnum alpinum )

   

    caratterizza la foresta con la sua prorompente fioritura di gialli grappoli fiorali, tanto belli eppure tanto velenosi! Li si può ammirare anche da lontano, tanto contrasta il giallo dei fiori col verde del  resto del bosco. 

Più sporadicamente e più legato ad ambienti umidi, quindi vicino a ruscelli o zone con ristagni, possiamo ammirare un arbusto  come il salicone (Salix caprae) più caratteristico per la

curiosa fioritura che la sua veste vegetativa stagionale.

Due le specie di Sorbo presenti in valle, benchè la maggiormente presente sia il sorbo degli uccellatori(Sorbus aucuparia) ,









raramente troviamo anche alcuni esemplari di sorbo alpino (Sorbus chamaemespilus), entrambi fonti preziose di cibo per gli uccelli stanziali in inverno.






Occasionalmente  troviamo piccoli gruppetti di betulle (Betulla pubescens) dalla tipica colorazione chiara della corteccia, variante dal grigio al bianco a seconda della specie, ed ancora più raramente incontriamo il pioppo tremolo (Populus tremuloides), presenza  probabilmente fortuita bene ambientatasi in una sua nicchia ecologica lungo il sentiero che dal campo sportivo porta a Selva Bruna .

            Per completare il quadro, è bene non dimenticare arbusti come come il sambuco montano (Sambucus racemosa                 dalle bacche porporine,

e la rosa selvatica (Rosa pendulina),                                 

i cui rossi cinorrodi invernali spezzano la monotonia del prato bruciato dal gelo.

  Tra gli arbusti più piccoli meritano sicuramente una menzione  particolare il rododendro e il mirtillo, entrambe piante acidofile e quindi molto esigenti dal punto di vista ambientale. Il primo, detto rosa delle Alpi,  è presente nel genere ferrugineo (Rododendron ferrugineum) e difficilmente lascia indifferente l’escursionista che lo veda in fiore nei mesi di maggio e giugno, poiché la prorompente fioritura rossa del rododendro che spesso si propaga in grandi macchie di territorio, determinano un effetto paesaggistico ammirevole. Il mirtillo rappresenta anch’esso un elemento assolutamente legato all’ambiente montano, dove si estende in quantità copiose con il genere mirtillo comune (Vaccinium myrtillus) ben noto per la prelibatezza delle proprie bacche blu, mentre più difficilmente ne troviamo il genere rosso (Vaccinium vitis-idea)

  noto localmente come grisola, di sapore acidulo e di un bel colore rosso vivo, e più raramente ci imbattiamo nel falso mirtillo (Vaccinium ulginosum) di interesse puramente botanico e non commestibile, anche se non velenoso.

Nell’ombra del sottobosco capita di imbattersi in qualche esemplare di lonicera (Lonicera nigra), mentre nelle zone più soleggiate, a costituire piccole brughiere troviamo il brugo (Calluna vulgaris), un’ericacea locale, da cui ha preso nome il noto alpeggio Bruc.

 

 

SCHEDE BOTANICHE

 

-Abies alba, Abete bianco

 Divisione GIMNOSPERME Classe CONIFERE Famiglia Pinacee

Albero conico slanciato alto fino a 50 metri, forma boschi dominanti in Europa fino a 1900 metri di altitudine. Ha tronco grigio ed aghi spessi disposti su due file e lunghi coni eretti  

-Acer pseudoplatanus, Sicomoro o Acero di monte

  Divisione ANGIOSPERME Classe DICOTILEDONI Famiglia Aceracee  

Raggiunge i 30 mt ed è presente fino ai limiti superiori della vegetazione arborea, tipica essenza di montagna dove spesso lo si trova a colonizzare, insieme ad ontani salici e frassini, i pascoli ormai abbandonati dai pastori. Produce piccoli fiori di meno di 1 cm riuniti in grappolo pendente di 5-15 cm. Foglie pentalobate simili a quelle del platano. Lo si trova soprattutto in boschi ombrosi dei pendii e nei boschi misti di mezza ed alta montagna, fino al limite della vegetazione di latifoglie. si diffonde anche in terreni aperti purchè ben dotati di sostanza organica. Le foglie sono più arrotondate di quelle dell’acero riccio ed il frutto ha due ali disposte ad angolo retto. Il suo legno viene utilizzato per opere di torneria, incisioni e mobilio.

-Alnus viridis, Ontano verde

Divisione ANGIOSPERME Classe DICOTILEDONI Famiglia Betulacee  

Presente solo nelle Alpi, arriva fino a 2000 metri, colonizzando rapidamente gli incolti ed infestando i pascoli. Le foglie sono ovali appuntite e sono lunghe 4-6 cm, doppiamente seghettate. Le foglie nuove sono collose e verdi da entrambi i lati. Normalmente non supera i 3-4 metri di altezza

-Betula pubescens, Betulla

Divisione ANGIOSPERME Classe DICOTILEDONI Famiglia Betulacee

Insieme agli ontani, appartiene alla famiglia delle betulacee. Albero molto aggraziato, si caratterizza per il colore chiaro della sua corteccia, dal grigio fino al bianco. Le foglioline triangolari e dentate vibrano al vento conferendo alla pianta una caratteristica flessuosità. Un tempo si usava estrarre dal suo legno oli essenziali e tannino per la concia delle pelli.

 

-Calluna vulgaris, Brugo

Divisione ANGIOSPERME Classe DICOTILEDONI Famiglia Ericacee

 

Presente su terreni poveri ed acidi, questo piccolo arbusto sempreverde alto 30-40 cm differisce dalla più nota erica per non avere le foglie aghiformi bensì lanceolate  in 4 file sul fusto. Il colore del fiore varia dal bianco al viola.

 

-Fagus sylvatica, Faggio

Divisione ANGIOSPERME Classe DICOTILEDONI Famiglia Fagacee

Alberi molto imponenti e di grande bellezza, alti fino a 30 mt, caratterizzano insieme ad aceri querce  castagni ed abeti i nostri boschi fino ad altitudini di 1000-1300 mt, ornando i versanti montani con la loro alternanza di colori autunnali. Il fogliame che varia dal verde chiaro al rosso autunnale, si mescola al verde cupo degli abeti ed al giallo degli aceri creando spettacolari giochi di colore. Il frutto del Faggio, la faggiola, un tempo veniva utilizzato come alimento, al pari delle castagne, di cui sono strette parenti insieme alle ghiande. Infatti faggio, quercia e castagno appartengono alla stessa famiglia delle fagacee. 

-Fraxinus excelsior, Frassino

Divisione ANGIOSPERME Classe DICOTILEDONI Famiglia Oleacee

Grande albero alto fino 40 metri, presente in tutt’Europa nelle zone meno calde. Le foglie sono composte da 7-15 foglioline ed è facilmente riconoscibile anche in inverno per le gemme nere che daranno origine alla nuova vegetazione in primavera. Il legname chiaro è molto usato per costruire mobili.  

-Laburnum alpinum, Maggiociondolo di monte

Alberello alto fino a 10 metri, è presente fino ai 1600 metri di altitudine. Ha foglie trifogliate e fiorisce verso giugno producendo grappoli di fiori lunghi fino a 40 cm. Predilige i terreni umidi e sassosi, in modo da poter approfondire meglio le proprie radici alla ricerca di acqua e sali. Differirisce da l genere anagyroides per pochi dettagli ma soprattutto per la presenza di un'ala sulla sutura del baccello.E' pianta velenosa per la presenza di un alcaloide tossico, la citisina.

-Larix decidua, Larice

Divisione GIMNOSPERME Classe CONIFERE Famiglia Pinacee  

Grande albero che può raggiungere i 30-35 metri di altezza, ha rami flessuosi ed foglie aghiformi riunite in gruppetti anche di 40, caratterizzate per essere  caduche, unica tra le conifere europee. Il cono al primo anno ha una colorazione porporina per poi maturare al secondo e lignificare. Il legname derivante dal Larice  è estremamente pregiato e resistente e viene utilizzato per travature edilizie , pavimentazioni  e mobilio di pregio. E'pianta lucivaga e si diffonde fino ai 2000 metri di altitudine.

 

-Picea abies, Abete rosso o Peccio

 Divisione GIMNOSPERME Classe CONIFERE Famiglia Pinacee

Noto a molti per essere venduto come albero di Natale, l’abete rosso costituisce vaste selve nelle zone montane d’Europa. Presenta aghi verde scuro a sezione quadrangolare inseriti su rametti rosso-bruno, mentre i coni femminili sono cilindrici e pendenti ed a maturità cadono al suolo senza aprirsi subito. Il suo legname è molto utilizzato per costruire mobili e per carpenteria varia, per questi motivi viene intensamente coltivato nelle nostre zone montane.  

-Populus tremula, Pioppo tremolo

Divisione ANGIOSPERME Classe DICOTILEDONI Famiglia Salicacee

Grande albero alto fino a 30 metri, presenta foglie bianche nella parte inferiore della lamina. La corteccia prima bianca o grigiastra, col tempo diventa scura. Lo si ritrova spontaneo nella maggior parte d’Europa centro settentrionale

 

-Rododendron ferrugineum, Rododendro  

Divisione ANGIOSPERME Classe DICOTILEDONI Famiglia Ericacee

Foglie lanceolate oblunghe 3-4 cm di lunghezza, coriacee e fittamente punteggiate sulla pagina inferiore, produce , in giugno, fiori raccolti in numero di 6-12 in grappoli campanuliformi  e di colore rosso. Richiede terreno acido ed è presente solo nella regione alpina dove costitusce grandi macchie. Pianta protetta, può vivere fino a 100 anni.

-Rosa pendulina, Rosa alpina

Divisione ANGIOSPERME Classe DICOTILEDONI Famiglia Rosacee

-Salix caprae, Salicone

Divisione ANGIOSPERME Classe DICOTILEDONI Famiglia Salicacee

-Sambucus racemosa, Sambuco montano

Divisione ANGIOSPERME Classe DICOTILEDONI Famiglia Caprifoliacee

Onnipresente nelle nostre campagne, il sambuco nero è un vigoroso arbusto che ha caratterizzato il nostro paesaggio agricolo dove lo si ritrova comunemente lungo le siepi che dividono gli appezzamenti di terreno, oppure all’interno dei boschi di pianura e bassa collina. Esiste anche la specie S. racemosa che ritroviamo in montagna dove produce arbusti meno vigorosi e con bacche rosse anziché nere come quelle del nostro esemplare. Di qualsiasi colore sia, la bacca del sambuco viene comunque utilizzata per produrre piacevoli confetture, così come pure viene cucinata l’infiorescenza in delicate frittatine. La pianta può raggiungere gli 8-10 metri e dispone di foglie odorose e rami con midollo interno bianco e morbido. In campagna lo ritroviamo associato a robinie, crategus, salici, spiree ed altre piante, rifugio prezioso per piccoli uccelli durante la stagione invernale che si cibano dei relativi frutti.



-Sorbus aucuparia, Sorbo degli uccellatori

Divisione ANGIOSPERME Classe DICOTILEDONI Famiglia Rosacee

Chiamato anche “tremolina” , condivide i terreni acidi con mirtilli e rododendri svettando tra questi con la ricca e profumata fioritura bianco panna che poi si trasforma in una rigogliosa produzione di rossi grappoli di bacche molto gradite agli uccelli e ai piccoli roditori. Caratteristiche le foglie pennatosette e seghettate. Presente fino a 1.800 mt.

-Sorbus chamaemespilus, Sorbo alpino

Divisione ANGIOSPERME Classe DICOTILEDONI Famiglia Rosacee

Molto meno frequente della specie precedente. Se ne differenzia per le foglie intere e per le bacche più grosse.

-Vaccinium mirtillus, Mirtillo comune

Divisione ANGIOSPERME Classe DICOTILEDONI Famiglia Ericacee

Piccolo arbusto con rami eretti verso l’alto, verdi ed angolosi. Foglie ovali tondeggianti  con  sfumature rossastre. Bacche blu scuro tondeggianti.

Necessita di terreno acido  e si  diffonde copiosamente in vasti vaccinieti. Dalla bacca si ricavano ottime marmellate e si può ottenere un buon vino.

 

-Vaccinium ulginosum, Falso mirtillo

  Divisione ANGIOSPERME Classe DICOTILEDONI Famiglia Ericacee         

Foglie obovate lunghe 1-3 cm di colore verde-blu sopra e verde-grigio sotto. Fiori bianchi in gruppi di 3-4 o bacche nere coperte da una patina pruinosa bluastra. Queste ultime sono dolciastre ma non particolarmente apprezzabili. L’arbusto, piccolo e molto ramoso, lo troviamo nei pascoli degradati fino a 2000 mt.

 

-Vaccinium vitis-idea, Mirtillo rosso

  Divisione ANGIOSPERME Classe DICOTILEDONI Famiglia Ericacee

Meno frequente del mirtillo comune, “la grisola” è un piccolo arbusto strisciante che ama riunirsi in piccoli gruppi in luoghi marginali dove la competizione delle altre

piante è meno forte e si può quindi timidamente sviluppare. Utilizzato anche come ingrediente di confetture ed infusi alcoolici.